A TEXT POST

Poison made in Italy

Viaggiare è bello.

Pericolosamente bello.

Già perché se al rientro da ogni viaggio trovi un Paese sempre più in declino, privo di speranze, di futuro; i suoi cittadini abbruttiti, depressi, rabbiosi, che fai?

Forse è per questo che gli italiani viaggiano poco e, quando lo fanno, vanno in quei paradisi surreali, in quei villaggi vacanze dove l’italianità è riprodotta alla perfezione, anche nel comportamento del cameriere che mentre serve ai tavoli sbircia le tette alle signore.

E se invece inizi a viaggiare per davvero, zaino in spalla e mente aperta, disposto a farti investire dal treno delle novità: che succede?

Cosa succede quando le comodità, quelle che per gli altri popoli sono la norma, ti entrano sotto pelle? Quando, dopo aver pagato un capo, ti accorgi che ti hanno caricato la carta di 15 sterline in eccesso, torni alla cassa e, col sorriso sulle labbra, la commessa ti riaccredita il dovuto, senza batter ciglio, senza litigare.

Cosa succede?

Cosa succede quando vieni costantemente urtato per la troppa umanità, ma tutti, giovani compresi, ti chiedono immediatamente scusa per il fastidio arrecato?

Cosa succede quando sali su un vagone del metrò, su quello d’un treno o su un aereo ed attorno trovi solo persone serene, pronte a fare un gesto di cortesia nei tuoi confronti: a prestarti il giornale per trascorrere il tempo, a darti una mano col bagaglio, a dedicare parte del loro tempo e delle loro energie a te?

Tu che sei condannato a vivere in un paese di egoisti dove “Io sono io e tu non sei un cazzo!”, dove il furbo che salta la fila viene guardato con invidia e non con indignazione, dove l’87% delle aziende fa nero: come ti senti quando rientri a casa?

Sono solo due le cose che puoi fare: puoi ingoiare o ribellarti. Ingoiare è facile: tappi il naso e mandi giù l’amaro calice, una medicina che non guarisce, avvelena. Cucchiaino dopo cucchiaino ti toglie le forze, le speranze, la gioia di vivere. Così vai avanti senza un domani, se non quello d’aprire la bocca per ingoiare nuovamente. E poi di nuovo: per pigrizia, per comodità, per abitudine.

Ingoi.

L’alternativa è più difficile: vuol dire lottare contro la corrente, contro chi, assuefatto al veleno, cerca di tirarti a fondo, aggrappandosi ai tuoi vestiti.

L’alternativa è andarsene, perché in tanti, in troppi sono ormai drogati di veleno.

Te lo sputano addosso quando ti parlano, provano a convincerti che è buono, ché non è possibile che non ti piaccia il suo sapore, te lo servono su vassoi d’argento perché sia più appetibile.

Ma resta veleno.

L’alternativa è andarsene, prima che qualcuno ti morda.

Infettandoti.