L’altro ieri ho fatto un sogno. Di quelli strani.
Non proprio un incubo, però, quasi.
Ero in cantina. Che in questa cantina, come in tutte le cantine, ci si accedeva da una scala. Nella mia posizione la scala era proprio di fronte a me, così che se qualcuno scendeva lo vedevo subito: prima i piedi, poi le gambe ed infine il mio visitatore intero.
Ai piedi delle scale si apriva quest’enorme stanza, una sorta di seminterrato col pavimento in terra battuta. Per tutto il perimetro si aprivano spazi che conducevano alle cantine vere e proprie.
Al centro un tavolaccio da lavoro.
E, nel mio sogno, ero effettivamente al lavoro. Stavo riparando o semplicemente pulendo un’automobilina radiocomandata. Di quelle col motore a scoppio, di quelle che filano ad oltre 80 all’ora col pistoncino in grado di raggiungere i 45.000 giri.
Urlando.
Ecco io ero lì che lavoravo, quando vedo scendere dalle scale due ciabatte blu cobalto. Pelose sul collo del piede. Due ciabatte civettuole, da ragazzina-quasi-donna. Un altro paio di gradini ed ecco spuntare due tronchetti secchi, nervosi, da adolescente informe.
Guardo le ciabatte scendere, lentamente.
Poi sposto lo sguardo alla mia destra, nell’angolo esattamente dietro le scale.
C’è uno dei tanti budelli che portano alle cantine.
Questo porta ad uno spazio angusto che fa da anticamera per cinque cantine: una di fronte all’apertura, le altre quattro disposte in ordine, due a destra, due a sinistra.
Sulle porte di legno c’è lo spazio per il nome dei proprietari.
Leggo.
Le cinque targhe impolverate riportano la stesa dicitura: “IL MALE”.
Tutto maiuscolo.
Su due di esse la parola è sbarrata, quasi che qualcuno, così facendo, avesse cercato di eliminarlo, IL MALE.
Le pantofole scendono.
La pesante porta, perché c’è una porta a chiudere ogni antro, inizia a ruotare sui cardini, acquistando velocità.
Da sola.
Faccio due passi in quella direzione, col cuore in gola.
La spalanco gridando qualcosa del tipo: “Non mi avrete grazie al mio Dio”.
Urlo a squarciagola e l’aria che esce dalla mia bocca è talmente rovente che vedo le porte distorte, tremolanti nell’aria calda.
Faccio un passo indietro.
Il cuore a mille.
Mi sveglio.
Strano sono per un ateo.
Che bisogna stare attenti nello scegliere la sveglia sull’iCoso. Che sembra una scelta facile, di quelle che non possono fare danni. Uno sfoglia la sua libreria musicale e pensa: “Ma si’, Analyze” puo’ andare. Ti corichi, ti giri, ti rigiri, ti addormenti.
Poi la mattina inizia la musica e Dolores ti canta: “Close your eyes, close your eyes…”.
E tu l’ascolti.