Oggi volevo andare a giocare a basket.
E’ da ieri sera che mi dico:
“Se domani c’è bel tempo vado a giocare a basket”.
E’ da ieri sera che mi dico:
“Se domani c’è bel tempo, vado a fare la spesa al centro commerciale, compro una pompa, gonfio il pallone e vado a giocare a basket”.
E’ da ieri sera che mi ripeto che domani andrò a giocare a basket, facendo crescere a dismisura la mia voglia di canestro.
Stamane mi sono svegliato e c’era bel tempo. Che a Cagliari bel tempo vuol dire 15-16 gradi in tarda mattinata, se c’è il sole.
E stamane c’è il sole.
Così vado a fare colazione al Mc café del centro commerciale, faccio la spesa, compro la pompa.
Torno a casa.
Sistemo la spesa e mi preparo: maglietta della salute, t-shirt NYC, pantaloni bracaloni e felpa col cappuccio, tutto molto underground. Che se c’è bel tempo si gioca in maglietta sul campo da basket in riva al mare, che col sole lo vedi là sullo sfondo, tutto sberluccicante, mentre giochi.
E stamattina c’è il sole.
Prendo il cutter, apro la pompa, infilo l’ago nel pallone da basket, dopo averci sputato sopra per lubrificare la valvola, come m’ha insegnato mio padre, e prendo a pompare.
Il pallone non si gonfia.
Controllo l’attacco dell’ago, l’attacco della pompa, la valvola della palla: tutto ok.
Riprendo a pompare.
Il pallone riprende a non gonfiarsi.
Prendo in mano l’ago e mi si spezza in due: svelato l’arcano.
Guardo l’orologio: sono le 10.50 ed alle 12.30 volevo essere a casa per Juventus - Parma.
Ma ho troppo voglia di giocare a basket.
Così controllo le aperture straordinarie dell’ipermercato dietro casa: oggi chiuso.
Prendo le chiavi, la patente, il portafoglio, pallone e pompa e volo al centro commerciale in cui ho fatto la spesa stamane, a 15 km da casa.
Arrivo che son le 11.10.
Entro e chiedo ad un’addetta alle vendite dove sono gli aghi per gonfiare i palloni: “Se non sono in quello scaffale non sono ancora arrivati, sa lo stiamo allestendo in questi giorni il reparto sportivo. Ha già guardato in quello scaffale?”
Ovviamente sì.
Ovviamente niente aghi.
Controllo l’ora: 11.20 e sempre voglia di giocare a basket.
Mi viene in mente che all’interno del centro commerciale c’è un Cisalfa: parto a razzo verso l’obiettivo. Appena dentro chiedo ad uno dei ragazzi se vendono gli aghi per gonfiare i palloni.
“No, non li vediamo”.
Una martellata nei coglioni della mia voglia di canestro.
“Noi non li vendiamo: li regaliamo!”
Lo guardo con un sorriso che racchiude tutta la mia voglia.
“Grazie!” esclamo, mentre lo seguo nel reparto palloni. S’avvicina ad uno scatolone, prende un ago e me lo allunga.
“Grazie mille”.
“Figurati. Ricordati solo della nostra gentilezza la prossima volta che devi fare un acquisto sportivo”.
“Non mancherò!”
Esco dal negozio con l’ago infilato in bocca: felice.
Alle 11.35 sono in auto:
“Se mi muovo riesco a giocare 40’, abbondanti” penso. Prendo la pompa, faccio per avvitare l’ago: troppo piccolo.
“Ok, ho capito” urlo nella solitudine dell’abitacolo “oggi non devo giocare a basket!”
Incazzato ingrano la retro, poi la prima e scatto verso casa. Mentre guido mi viene in mente che il distributore automatico dove ho fatto benzina stamattina mette a disposizione dei clienti l’aria compressa.
Guardo l’orologio: 11.45, una mezz’ora di gioco.
Entro nella piazzola, parcheggio vicino alla colonnina dell’aria e, finalmente, riesco a gonfiare la palla.
Risalgo in auto e volo al campetto di Poetto, felice come solo un bimbo la mattina di Natale.
11.53 parcheggio.
E gioco.
Fino all’una.
E chissenefrega della Juve.
Siamo come i pianeti, ognuno di noi costretto nella sua orbita piu’ o meno regolare attorno al Sole. Attorno al suo Sole. Per alcuni la famiglia, per altri il lavoro, per altri ancora i soldi. A volte l’amore.
A volte.
E mentre ruotiamo attorno al nostro, personalissimo, Sole c’impegnamo per far funzionare le cose, arrabattandoci per far tornare i conti, per non dimenticare gli anniversari, per avanzare d’un misero gradino in carriera. Ruotando e ruotando attorno al nostro asse, giorno dopo giorno.
Ogni tanto la nostra orbita s’avvicina a quella d’un altro pianeta. Ci sfioriamo, ci guardiamo, c’influenziamo con le nostre masse inermi, col nostro bagaglio di satelliti. In alcuni momenti dell’anno le orbite son cosi’ vicine da dare l’illusione di toccarsi.
Ma e’ solo un attimo, un battito di ciglia; poi torniamo ad allontanarci, impegnati nel nostro vorticare.
Soli.
Quando dico che vivo a Cagliari tutti m’invidiano: d’estate per il mare, d’inverno perchè non fa molto freddo.
Ed io che rispondo: “Sì, ok, ma a me manca la nebbia”, non ci credono: mi prendono per matto.
Ma a me manca davvero la nebbia. Forse che nel nostro DNA non ci sono solo i pezzi di mamma, papà e nonni e trisavoli; forse nel DNA abbiamo anche pezzettini della zona in cui siam nati.
Che tutti vogliono il sole perché a Milano lo vedi poco, e la città è grigia. Ed anch’io, che non mi piace Milano, non posso fare a meno d’ammettere che col sole è bella.
Praticamente una settimana all’anno.
Tutti vogliono il sole, perchè non ce l’hanno. Poi ti trasferisci a Cagliari ed il sole arriva. Ed arriva anche il caldo. A fine aprile fa già caldo. Poi arriva maggio e fa caldo. Giugno, caldo. Luglio e agosto andiamo oltre i 40 gradi. Settembre? Caldo. Ottobre? Idem. Novembre, ecco forse a novembre la temperatura inizia a scendere e diventa più accettabile. Il problema è che dopo oltre 6 mesi di caldo torrido il tuo livello di sopportazione alla colonnina di mercurio che sale è sceso.
Che poi, personalmente, non è tanto il caldo il problema, il problema sono i colori. Il sole è così forte che tutto è sovraesposto. I palazzi bianchi, impossibili da guardare, riflettono la luce come specchi abbronzanti. E se esci dalla città tutto è giallo e bruciato e secco.
Tutti maledicono la pioggia, soprattutto a Cagliari.
Forse siamo troppo cittadini per ricordarci che è il cielo grigio, gonfio di pioggia, quello che colora i prati e che prepara i fiori all’esplosione di colori.
Belli i colori dei fiori, bello il verde dei prati, belle le fronde degli alberi mosse dal vento.
Bello il grigio plumbeo del cielo, belli i rumori del temporale.
Bello starsene sotto le coperte quando fuori piove.