Scrivere è bellissimo.
Ti siedi lì, alla scrivania, davanti al monitor che, silenzioso, ti guarda. Non sai ancora quel che scriverai, sai solo che se ti metti lì alla scrivania ed apri un qualunque editor di testo, prima ancora che te ne accorga le tua dita son già partite: veloci sulla tastiera.
Battono.
Come il tuo cuore.
Volano leggere sui tasti le tue dita e buttano fuori emozioni, sentimenti, paure, gioie. Dolori. Amore.
Ché troppo spesso incateni l’anima sul fondo dello stomaco, per non farla parlare.
Per non sentirla parlare.
Perché le tue emozioni non escano. Perché gli altri, deridendole, non le feriscano, ferendoti.
Ma quando sei lì, davanti ad una pagina bianca, le dita se ne fregano delle tue paure, se ne fregano dei tuoi complessi, se ne fregano di quel che potrebbe succedere.
Semplicemente battono.
Scrivere è bellissimo perché non sai cos’hai scritto finché non metti l’ultimo puntino. Solo allora ti fermi e riprendi in mano il tuo pezzo e lo leggi e lo rileggi.
E ti ritrovi a ridere, a piangere, ad emozionarti, perché ti sembra di stare davanti ad uno specchio, perché stai fissando la tua anima, fin dentro quelle pieghe d’ombra che non guardi mai, che hai paura ad affrontare, ad ammettere a te stesso, e che ormai son lì: nero su bianco.
Scrivere è bellissimo perché ti permette di leggerti ed ogni parola ti butta in faccia la verità, quel che sei realmente.
Come farebbe un Amico.
E strano come gli opposti s’attraggano. Banale quanto volete, eppure e’ cosi’.
No, non sto parlando dell’amore o, meglio, non sto parlando dell’amore per una persona. Sto parlando dell’amore per quello che ci piace fare, per le nostre passioni, i nostri hobby.
Analizziamole le nostre passioni. Innanzitutto quali sono? Ci vorrebbe un metro di paragone: cosa distingue il semplice passatempo dalla passione. Tante, moltissime sfaccettature, ma una facilmente misurabile: il tempo. Il tempo che passa e non ce ne accorgiamo. Che ci mettiamo li’ a costruire il nostro galeone come Dylan Dog o che ci mettiamo in sella ad una bicicletta per macinare chilometri e non ci accorgiamo delle lancette che corrono.
Sembra un attimo prima che hai iniziato a pigiare sui tasti e un attimo dopo e’ gia’ ora di cena o di andare a letto. Sono passate le ore e non te ne sei accorto.
E secondo me stavi sorridendo.
Ecco io ne ho un paio di queste passioni. Per entrambe si pigia sui tasti, ma il risultato e’ molto diverso.
La prima e’ la scrittura. In ogni sua forma: dal manuale tecnico, al post scazzato, dall’opinione sulla notizia del giorno al racconto sado-maso. Mi piace troppo scrivere, vedere le parole che si formano da sole, corrono sul monitor, s’inseguono, prendono vita. Cadono e si rialzano ed alla fine sono tutte li’, splendida collana di perline tenute insieme dagli spazi e dalla punteggiatura.
Ad eccezione del flauto alle medie, non ho mai suonato altri strumenti: musicalmente parlando sono negato. Eppure la magia delle parole la vedo identica a quella della musica. Sette note sette, ventun lettere ventuno. Si parte dalle stesse basi e s’arriva dovunque, seguendo sempre strade diverse, sempre diversamente belle. Do re mi fa od a b c d: le stesse perline per collane mai uguali.
Poi c’e’ l’altra mia grande passione: sviluppare per il web. Scrivere una riga di codice, correggere un baco, refreshare la pagina e vedere il browser che si piega al tuo volere: altra sensazione bellissima.
Eppur cosi’ diversa dalla precedente. Infinite righe di codice a sottostare alle ferree regole del linguaggio e poi, quasi per ribellione, righe e righe di parole che nascono dall’infinito caos che ho dentro.
Ma forse anche loro, disponendosi docili sinistra a destra, m’aiutano a mettere ordine, a restare in contatto col mondo. A ricordarmi di mangiare, di dormire, di sognare.
A ricordarmi d’amare.
A ricordarmi di buttare un occhio all’orologio perche’ anche stavolta i minuti sono volati.