Ecco, ci risiamo: è cominciato uno di quei periodi lì, uno di quei periodi in cui non c’ho voglia di fare niente.
Che voi direte: «E’ impossibile non fare niente» ed avete troppo ragione, perché anche lo stare coricato sul letto senza pensare a nulla è fare qualcosa.
Infatti mi pesa.
E poi niente è relativo. Per molti «niente» è tutto ciò che non è remunerativo: l’andare in spiaggia, lo stare in compagnia di amici, il leggere, l’arte.
Lo scrivere.
In un blog.
Per mio padre «niente» è tutto ciò che non produce cose concrete. Poco importa se la Borsa genera profitti (e perdite!) che nessun’altra attività umana è in grado di realizzare, non produce nulla: né magliette, né macchinari, né cibo, né altro.
Quindi E’ niente.
Il problema del mio non aver voglia di fare niente è che quando arriva è totale.
Mi annienta.
Non ho voglia di lavorare, non ho voglia di scrivere (immaginatevi quindi lo sforzo!), non ho voglia di leggere, non ho voglia di guardare la televisione, non ho voglia di dormire, né di pensare o di sognare.
Niente.
Quando arrivano quei periodi lì, quei periodi in cui non c’ho voglia di fare niente, sparirei in un buco nero: niente luce, niente spazio, niente orologi. Starei lì, a farmi risucchiare dal buco nero.
E sia ben chiaro: è lui che m’inghiotte, io non sto facendo niente!
Ci son dei giorni che rivolteresti il mondo, che ti butteresti a capofitto nelle sfide piu’ impegnative, sorridendo.
Altre volte te ne staresti sotto il piumone per settimane, ferito, distrutto, messo da parte. Come se ti fosse passato sopra uno schiaccia sassi, nemmeno la forza d’alzarti per pisciare.
E poi ce ne sono altri che non hai voglia di fare niente. Non hai nulla di cui lamentarti, la vita procede, tranquilla se non proprio serena. Tutto torna, ma tu continui a non aver voglia di fare niente. E non sono le forze che ti mancano, solo tiri a campare: non hai voglia di uscire, ne’ di leggere; non hai voglia di guardare la TV ne’ di chiacchierare; neanche il monitor t’attira. Non hai voglia di fare niente.
Letterale.
Son quei giorni in cui te ne staresti seduto sul divano, immobile a guardare il vuoto. A pensare al niente, che anche pensare ti fa fatica.
Quei giorni li’ non sei ne’ carne ne’ pesce: non sei felice, non sei triste, non sei allegro, non sei depresso.
Semplicemente non sei.
Ti sei tirato da parte. Non in panchina, ne’ in tribuna: in quei giorni li’ smetti proprio d’essere un giocatore. Stai li’ e non pensi a niente, non fai niente, non credi in niente, non lotti, non ami, non parli, non batti sui tasti.
Ecco io quei giorni li’ li cancellerei dal calendario.
Perche’ anche la tristezza, il dolore, l’odio, son meglio del niente.