I social network mi seppelliranno

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Barbareschi Vs. Spinoza.it (Vs. The Simpsons) 

Replica Barbareschi: “È buffo che Internet possa prendersi il diritto di saccheggiare contenuti qua e là e se invece io porto Internet su un mezzo generalista come la Tv mi si rinfacci il diritto d’autore”.

The Simpsons

Lisa: “Papa’, vero che due ingiustizie non fanno una giustizia?”

Homer: “Ehmmm … tesoro … uhmmm si’: due ingiustizie FANNO una giustizia!”

Differenze

Che poi io le prostitute le capisco anche.

I genitori, la societa’, la Chiesa, i film con gli attori-belli-di-Hollywood, c’insegnano i valori: che non e’ giusto vendere il proprio corpo per denaro. E’ svilente, e’ umiliante, porta alla dannazione.

E allora cosa facciamo, belli infarciti di propaganda moralista? Studiamo. Ci diplomiamo. C’iscriviamo all’universita’. Ci laureiamo, magari con 110 e lode. Iniziamo quindi a darci da fare: uno stage o un lavoretto mal retribuito ma, che cavolo: “Un po’ di gavetta la fanno tutti” ci ripetiamo ogni sera per tenere duro. E cosi’ andiamo avanti, giorno dopo giorno, mese dopo mese. A tradurre lettere in inglese al capo, a buttare giu’ progetti che spariscono la sera prima della riunione per riapparire belli belli il giorno dopo, sul tavolo del meeting, in calce la firma del capo.

O magari finiamo a fare l’assistente del real self made man, l’imprenditorotto senza scrupoli, quello che, non potendo alzare il prezzo del suo prodotto perche’ “Prima i cinesi, poi la crisi”, ci sfrutta per poche centinaia di euro.

I nostri pensieri sfruttati.

Le nostre idee rubate.

E noi lavoriamo sodo. E pure bene, perche’ i nostri genitori c’hanno insegnato che a fare bene una cosa od a farla male ci s’impiega lo stesso tempo. E magari ci fermiamo pure una o due ore in piu’ la sera, perche’ si’, ok, gli straordinari non ce li pagano, ma vuoi mettere la soddisfazione di finire l’applicativo che sto sviluppando con le mie stesse mani?

Lo stesso applicativo che verra’ (ri)venduto ad un prezzo con tanti, tanti zeri alla fine.

Mettiamoci in proprio allora, e smettiamola di sottostare ad un superiore rozzo ed incapace.

Iniziamo a farci conoscere in giro, diamoci da fare a mostrare i nostri lavori, le nostre esperienze, le nostre capacita’. Pochi mesi sul mercato son sufficienti per farci capire che abbiamo solo cambiato pappa: prima il capo, ora i clienti.

E sono tanti i clienti.

E tutti vogliono essere coccolati, vezzeggiati, rassicurati, come massaggiare i piedi di Lele Mora.

Cos’e’ tutto questo se non prostituirsi? Dammi uno stipendio, anche misero, anche ridicolo, anche da fame ed io ti daro’ il mio tempo, la mia giovinezza, la mia creativita’ e le mie idee.

No, il mio corpo no perche’, sai com’e’, m’hanno insegnato che quello vale, vale molto e non lo posso svendere cosi’.

“E le mie idee non valgono molto? Il mio impegno non vale?” vorresti urlare al mondo. “Non dovrei avere un centesimo per ogni neurone che muore, immolato sull’altare del Dovere?”.

Per non parlare dei sorrisi di circostanza e della pazienza, tanta, nel sopportare le battute del capo che si’, saranno anche un po’ volgari, ma stava scherzando, siamo noi che abbiamo frainteso.

Ogni sorriso un pompino, ogni idea rubata un nuovo cliente, ogni ora mal pagata un’ora in piu’ sulla strada, alla merce’ di chiunque.

Ve lo chiedo per piacere, davvero, aiutatemi a capire. Perche’ io la differenza non la capisco, non riesco proprio a vederla.

L’unica differenza che vedo e’ tra settecento e diecimila euro.

Al mese.

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