I social network mi seppelliranno

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Ieri pomeriggio sono andato a fare la spesa. In un ipermercato, di quelli grandi grandi, dove i prezzi sono bassi e l’anonimato regna sovrano.

In fila alla cassa avevo davanti quattro o cinque persone. Tra passeggini e carrelli la fila era comunque abbastanza lunga da obbligarci a metterci orizzontali, nelle ultime posizioni, per consentire il flusso tra gli scaffali.

Alla mia sinistra s’infila una coppia di mezza età, un solo prodotto in mano.

Si avvicina un’altra coppia, a destra, e la signora di mezza età li informa che lei e suo marito sono gli ultimi.

La guardo.

Mi guarda.

“Avete solo quello, Signora? “

“Si’”

“Prego, passi pure”

“Ma no” quasi si difende, timida “non ce n’è bisogno”

“Veramente, passi” insisto “per un pezzo solo”.

“Beh, allora grazie”

“Ci mancherebbe: per così poco”

“Non è poco, non è poco per niente!” sottolinea decisa.

Questa sua risposta mi ha fatto riflettere, mi ha rattristato: quand’è successo che un piccolo gesto di cortesia e’ diventato molto?

Quando siamo finiti così in basso?

Poison made in Italy

Viaggiare è bello.

Pericolosamente bello.

Già perché se al rientro da ogni viaggio trovi un Paese sempre più in declino, privo di speranze, di futuro; i suoi cittadini abbruttiti, depressi, rabbiosi, che fai?

Forse è per questo che gli italiani viaggiano poco e, quando lo fanno, vanno in quei paradisi surreali, in quei villaggi vacanze dove l’italianità è riprodotta alla perfezione, anche nel comportamento del cameriere che mentre serve ai tavoli sbircia le tette alle signore.

E se invece inizi a viaggiare per davvero, zaino in spalla e mente aperta, disposto a farti investire dal treno delle novità: che succede?

Cosa succede quando le comodità, quelle che per gli altri popoli sono la norma, ti entrano sotto pelle? Quando, dopo aver pagato un capo, ti accorgi che ti hanno caricato la carta di 15 sterline in eccesso, torni alla cassa e, col sorriso sulle labbra, la commessa ti riaccredita il dovuto, senza batter ciglio, senza litigare.

Cosa succede?

Cosa succede quando vieni costantemente urtato per la troppa umanità, ma tutti, giovani compresi, ti chiedono immediatamente scusa per il fastidio arrecato?

Cosa succede quando sali su un vagone del metrò, su quello d’un treno o su un aereo ed attorno trovi solo persone serene, pronte a fare un gesto di cortesia nei tuoi confronti: a prestarti il giornale per trascorrere il tempo, a darti una mano col bagaglio, a dedicare parte del loro tempo e delle loro energie a te?

Tu che sei condannato a vivere in un paese di egoisti dove “Io sono io e tu non sei un cazzo!”, dove il furbo che salta la fila viene guardato con invidia e non con indignazione, dove l’87% delle aziende fa nero: come ti senti quando rientri a casa?

Sono solo due le cose che puoi fare: puoi ingoiare o ribellarti. Ingoiare è facile: tappi il naso e mandi giù l’amaro calice, una medicina che non guarisce, avvelena. Cucchiaino dopo cucchiaino ti toglie le forze, le speranze, la gioia di vivere. Così vai avanti senza un domani, se non quello d’aprire la bocca per ingoiare nuovamente. E poi di nuovo: per pigrizia, per comodità, per abitudine.

Ingoi.

L’alternativa è più difficile: vuol dire lottare contro la corrente, contro chi, assuefatto al veleno, cerca di tirarti a fondo, aggrappandosi ai tuoi vestiti.

L’alternativa è andarsene, perché in tanti, in troppi sono ormai drogati di veleno.

Te lo sputano addosso quando ti parlano, provano a convincerti che è buono, ché non è possibile che non ti piaccia il suo sapore, te lo servono su vassoi d’argento perché sia più appetibile.

Ma resta veleno.

L’alternativa è andarsene, prima che qualcuno ti morda.

Infettandoti.

Spaghetti Revolution

Vedo l’Italia andare allo sfascio: il mercato del lavoro è uno dei peggiori dei paesi sviluppati, il debito pubblico è in costante aumento, le morti bianche non si contano, quelle sulle strade nemmeno, le nostre donne sono carne da macello, le nuove generazioni anche.

E nessuno fa niente.

Non dico i politici, che ho smesso di sperarci ormai da tempo, dico la gente comune, le persone, gli Italiani. Fanno la rivoluzione nei bar, discutendo animatamente davanti ad una tazzina di caffé. Ma se si tratta di scendere in piazza, di alzare la voce, di far valere i propri diritti, beh: “Io ho altro da fare!”.

Che poi, diciamocelo, l’importante è che non succeda nel nostro orticello. Poco importa se il figlio della vicina viene sottopagato e tenuto a progetto ormai da anni, poco importa se l’87% delle aziende italiane fa nero, poco importa se la nostra collega non avanza in carriera perché è a “rischio” maternità.

Not in my backyard, questa è la sola cosa che conta.

L’altro ieri guardavo il TG. Letteralmente guardavo, dal momento che avevo tolto l’audio.

All’improvviso sul teleschermo hanno iniziato a scorrere le immagini d’un gruppo di facinorosi che protestava e faceva casino davanti ad un immobile.

Forse ci siamo, ho pensato. 

Forse gli extracomunitari sono infine riusciti ad insegnarci l’indignazione, la rabbia, la voglia di alzare la voce e di protestare quando le cose non vanno.

Di menare le mani se necessario.

Forse c’è ancora speranza.

Ho alzato il volume.

Erano i tifosi della Roma davanti all’hotel dell’Inter.

Viaggio nel tempo

Tutto inizia da una mail.

Che non me l’ha nemmeno mandata una persona, me l’ha mandata un bot. Un bot di quelli bravi, non di quelli che vogliono dominare il mondo e trasformare gli uomini in batterie per la loro carica. 
Forse nemmeno bravo, neutro per lo meno. 
E’ una mail in cui mi s’informa che domani, 21 marzo, primo giorno di primavera, mettere in vendita su eBay e’ gratis.

L’aspettavo da qualche settimana ‘sta mail, che’ avevo li’ un paio di cose da vendere, da alleggerirmi ulteriormente nel nostro trasloco oltreoceano.
Cosi’, letto la mail, stamane mi son seduto al tavolo, ho aperto l’editor ed ho creato un paio di pagine web, per pubblicizzare la mercanzia. 

Uno degl’item e’ un cofanetto di quattro volumi di Andrea Pazienza. Bello pesante nella sua guaina gialla. I due Zanardi, Pompeo e la Satira. 

Credo che riusciro’ a venderlo il cofanetto. 

Forse per questo ho preso in mano i quattro volumi e mi son messo a sfogliarli. Ad essere onesto, Pompeo non mi e’ mai piaciuto, forse non l’ho mai capito. 

Son passato alla satira. Tavole irriverenti sull’allora Presidente del Consiglio, l’amico alto e grosso e pelato di quello attuale. E poi tavole sul Papa: graffianti, dirette, per palati forti. Ed ancora tavole dissacranti sull’allora Presidente della Repubblica e sull’immancabile Gobbo.

Nel vedere queste tavole m’e’ venuta una tristezza infinita. 

Che la satira dovrebbe far ridere, ma vedere che, 40 anni dopo, la satira, quella satira, e’ scomparsa, defunta, censurata, ecco sono morto un po’ anch’io.

Perche’ senza la satira il Potere fa piu’ paura.

Milioni di fotogrammi di chiappe in bella mostra e di seni prossimi all’esplosione; di lustrine e paillettes; di sorrisi e laidi accordi in stanze da letto hanno sepolto la satira sotto quintali di spazzatura tossica. 

Guardi il titolo del volume: “Satira 1978–1988” ed amaramente pensi che a guardare il panorama politico italiano sembra che i 40 anni trascorsi abbian preso la direzione opposta.

E’ tempo di partire.

Il mondo alla rovescia 

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