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Ancora Windows?!?

Che a me sta cosa che il sito ti legge l’IP od il device da cui ti colleghi e ti propone la pagina (secondo lui) piu’ adeguata, ecco a me sta cosa mi sta pesantemente sul cazzo.

Che apri facebook con l’iPhone ed e’ il sito in versione mobile, che ti colleghi a craiglist.ca e niente: ti re-indirizza al .it e per andare dove vuoi veramente andare (si’, confermo: il .ca) devi fare tre passaggi in piu’, che apri una pagina in inglese e Google si fa avanti per chiederti se vuoi tradurla, ecco a me tutta sta roba disturba.

 Che credevo d’essermi liberato da un pezzo di Windows!

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Poison made in Italy

Viaggiare è bello.

Pericolosamente bello.

Già perché se al rientro da ogni viaggio trovi un Paese sempre più in declino, privo di speranze, di futuro; i suoi cittadini abbruttiti, depressi, rabbiosi, che fai?

Forse è per questo che gli italiani viaggiano poco e, quando lo fanno, vanno in quei paradisi surreali, in quei villaggi vacanze dove l’italianità è riprodotta alla perfezione, anche nel comportamento del cameriere che mentre serve ai tavoli sbircia le tette alle signore.

E se invece inizi a viaggiare per davvero, zaino in spalla e mente aperta, disposto a farti investire dal treno delle novità: che succede?

Cosa succede quando le comodità, quelle che per gli altri popoli sono la norma, ti entrano sotto pelle? Quando, dopo aver pagato un capo, ti accorgi che ti hanno caricato la carta di 15 sterline in eccesso, torni alla cassa e, col sorriso sulle labbra, la commessa ti riaccredita il dovuto, senza batter ciglio, senza litigare.

Cosa succede?

Cosa succede quando vieni costantemente urtato per la troppa umanità, ma tutti, giovani compresi, ti chiedono immediatamente scusa per il fastidio arrecato?

Cosa succede quando sali su un vagone del metrò, su quello d’un treno o su un aereo ed attorno trovi solo persone serene, pronte a fare un gesto di cortesia nei tuoi confronti: a prestarti il giornale per trascorrere il tempo, a darti una mano col bagaglio, a dedicare parte del loro tempo e delle loro energie a te?

Tu che sei condannato a vivere in un paese di egoisti dove “Io sono io e tu non sei un cazzo!”, dove il furbo che salta la fila viene guardato con invidia e non con indignazione, dove l’87% delle aziende fa nero: come ti senti quando rientri a casa?

Sono solo due le cose che puoi fare: puoi ingoiare o ribellarti. Ingoiare è facile: tappi il naso e mandi giù l’amaro calice, una medicina che non guarisce, avvelena. Cucchiaino dopo cucchiaino ti toglie le forze, le speranze, la gioia di vivere. Così vai avanti senza un domani, se non quello d’aprire la bocca per ingoiare nuovamente. E poi di nuovo: per pigrizia, per comodità, per abitudine.

Ingoi.

L’alternativa è più difficile: vuol dire lottare contro la corrente, contro chi, assuefatto al veleno, cerca di tirarti a fondo, aggrappandosi ai tuoi vestiti.

L’alternativa è andarsene, perché in tanti, in troppi sono ormai drogati di veleno.

Te lo sputano addosso quando ti parlano, provano a convincerti che è buono, ché non è possibile che non ti piaccia il suo sapore, te lo servono su vassoi d’argento perché sia più appetibile.

Ma resta veleno.

L’alternativa è andarsene, prima che qualcuno ti morda.

Infettandoti.

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Spaghetti Revolution

Vedo l’Italia andare allo sfascio: il mercato del lavoro è uno dei peggiori dei paesi sviluppati, il debito pubblico è in costante aumento, le morti bianche non si contano, quelle sulle strade nemmeno, le nostre donne sono carne da macello, le nuove generazioni anche.

E nessuno fa niente.

Non dico i politici, che ho smesso di sperarci ormai da tempo, dico la gente comune, le persone, gli Italiani. Fanno la rivoluzione nei bar, discutendo animatamente davanti ad una tazzina di caffé. Ma se si tratta di scendere in piazza, di alzare la voce, di far valere i propri diritti, beh: “Io ho altro da fare!”.

Che poi, diciamocelo, l’importante è che non succeda nel nostro orticello. Poco importa se il figlio della vicina viene sottopagato e tenuto a progetto ormai da anni, poco importa se l’87% delle aziende italiane fa nero, poco importa se la nostra collega non avanza in carriera perché è a “rischio” maternità.

Not in my backyard, questa è la sola cosa che conta.

L’altro ieri guardavo il TG. Letteralmente guardavo, dal momento che avevo tolto l’audio.

All’improvviso sul teleschermo hanno iniziato a scorrere le immagini d’un gruppo di facinorosi che protestava e faceva casino davanti ad un immobile.

Forse ci siamo, ho pensato. 

Forse gli extracomunitari sono infine riusciti ad insegnarci l’indignazione, la rabbia, la voglia di alzare la voce e di protestare quando le cose non vanno.

Di menare le mani se necessario.

Forse c’è ancora speranza.

Ho alzato il volume.

Erano i tifosi della Roma davanti all’hotel dell’Inter.

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Fastidi

Il fastidio di quando vuoi vedere un video ed il firewall non ne vuole sapere di passarti gli ultimi secondi e’ secondo solo al fastidio che provavo quando il 14.4k si piantava sull’ultima riga e non potevo salvare la foto porno.