Che io stamattina volevo ascoltare una canzone, cosi’ l’ho cercata su blip.fm e l’ho trovata e l’ho ascoltata e nella finestrina di destra, si’ quella finestrina li’ dove in blip.fm ti mandano i video, ecco in quella finestrina li’ scorrevano le immagini di un film.
Un film bello crudo, roba alla Edward Bunker, e nel titolo della canzone c’era ‘sta parola “Chopper” che l’ho googolata e salta fuori su Wikipedia che sto film e’ un film del 2000 e racconta le memorie d’un sadico violento che fa fuori e dentro la prigione da quand’e’ adolescente.
E cosi’ ho fatto un copiaIncolla dentro un form di ricerca torrenti ed a breve potro’ gustarmi tutta quella bella violenza.
Ecco, io l’adoro l’internet!
Adoro la nebbia, coperta delicata che ricopre ogni cosa.
Si appoggia su campi e strade, su palazzi e persone, avvolgendole dolcemente e riparandole dallo sguardo indiscreto del mondo.
Fa parte del mio DNA, la nebbia. Chi non e’ nato in Val Padana non puo’ capire come puo’, un freddo ed umido fenomeno atmosferico, riscaldare il cuore.
Fa casa, la nebbia. Riporta alla memoria i giorni delle vacanze di Natale: niente scuola e la mamma in ferie, tutta per te. Ti svegli con calma, ti stiri la schiena, guardi fuori dalla finestra ed il muro bianco ti da l’impressione di essere l’ultimo bimbo sulla terra, solo con la sua famiglia.
Al caldo.
Fai colazione con calma, mentre tua madre affetta le cipolle per la frittura: oggi polenta. E gia’ t’immagini le finestre appannate dal vapore acqueo, i disegni col dito, i bonari rimproveri di tua madre “che restano i segni sul vetro”, fuori nebbia e freddo.
Il quadro e’ completo.
Come posso non amare la nebbia? Anche quando inizi a scorrazzare per la pianura a bordo della tua prima auto, una vecchia 127 con gli ammortizzatori sfiniti, la nebbia e’ una compagna di vaggio. In giro, senza una meta, macinando chilometri all’andatura dei pensionati su strade dritte, piatte, strette tra fossi e canali. E la nebbia che avvolge tutto, dandoti l’impressione di percorrere un tunnel bianco.
Poi, d’improvviso, un’enorme sagoma scura emerge a fatica da quel mare lattiginoso. Sai gia’ che si tratta di una delle tante cascine che punteggiano la Pianura Padana. E, mentre ti avvicini, cerchi d’immaginarti la struttura, il colore delle tegole, i dettagli. Ed ecco che, metro dopo metro, appare il perimetro d’una finestra, poi un vecchio portone di legno, una timida luce ai piani alti, forse una candela, ed infine un bastardone che sfida il freddo per difendere caparbio il territorio.
Nemmeno il tempo di mettere fuoco che la nebbia ringhiotte ogni cosa, e sei di nuovo sulla strada, solo, il pensiero fisso alla fine del viaggio: casa.
Scalda il cuore la nebbia, forse per contrasto.
E quand’ero adolescente, timido ed impacciato, la nebbia non m’ha mai tradito, mentre con le cuffiette nelle orecchie gironzolavo per le viuzze del centro.
Buio, bianco, ancora una volta solo.
I suoni attutiti, i punti di riferimento nascosti, le distanze sballate. Confonde i pensieri la nebbia, mentre cammini in un paesaggio d’oltretomba, in compagnia delle poche anime che osano sfidare il freddo, ombre scure che fluttuano lungo i muri. Spegni la musica, ascolti i passi.
Non vedi nessuno.
Sei immerso in un mare senz’acqua, i tuoi sensi fuori gioco.
E guardi il mondo da un altro punto di vista.