Down
Ecco, ci risiamo: è cominciato uno di quei periodi lì, uno di quei periodi in cui non c’ho voglia di fare niente.
Che voi direte: «E’ impossibile non fare niente» ed avete troppo ragione, perché anche lo stare coricato sul letto senza pensare a nulla è fare qualcosa.
Infatti mi pesa.
E poi niente è relativo. Per molti «niente» è tutto ciò che non è remunerativo: l’andare in spiaggia, lo stare in compagnia di amici, il leggere, l’arte.
Lo scrivere.
In un blog.
Per mio padre «niente» è tutto ciò che non produce cose concrete. Poco importa se la Borsa genera profitti (e perdite!) che nessun’altra attività umana è in grado di realizzare, non produce nulla: né magliette, né macchinari, né cibo, né altro.
Quindi E’ niente.
Il problema del mio non aver voglia di fare niente è che quando arriva è totale.
Mi annienta.
Non ho voglia di lavorare, non ho voglia di scrivere (immaginatevi quindi lo sforzo!), non ho voglia di leggere, non ho voglia di guardare la televisione, non ho voglia di dormire, né di pensare o di sognare.
Niente.
Quando arrivano quei periodi lì, quei periodi in cui non c’ho voglia di fare niente, sparirei in un buco nero: niente luce, niente spazio, niente orologi. Starei lì, a farmi risucchiare dal buco nero.
E sia ben chiaro: è lui che m’inghiotte, io non sto facendo niente!