A TEXT POST

Indicativo

Ieri pomeriggio sono andato a fare la spesa. In un ipermercato, di quelli grandi grandi, dove i prezzi sono bassi e l’anonimato regna sovrano.

In fila alla cassa avevo davanti quattro o cinque persone. Tra passeggini e carrelli la fila era comunque abbastanza lunga da obbligarci a metterci orizzontali, nelle ultime posizioni, per consentire il flusso tra gli scaffali.

Alla mia sinistra s’infila una coppia di mezza età, un solo prodotto in mano.

Si avvicina un’altra coppia, a destra, e la signora di mezza età li informa che lei e suo marito sono gli ultimi.

La guardo.

Mi guarda.

“Avete solo quello, Signora? “

“Si’”

“Prego, passi pure”

“Ma no” quasi si difende, timida “non ce n’è bisogno”

“Veramente, passi” insisto “per un pezzo solo”.

“Beh, allora grazie”

“Ci mancherebbe: per così poco”

“Non è poco, non è poco per niente!” sottolinea decisa.

Questa sua risposta mi ha fatto riflettere, mi ha rattristato: quand’è successo che un piccolo gesto di cortesia e’ diventato molto?

Quando siamo finiti così in basso?

A TEXT POST

Metropolis

Alcuni giorni fa stavo andando in ufficio. A dire il vero stavo tornando, dopo la pausa pranzo.

Per andare in ufficio percorro a piedi un breve tratto di strada, in leggera salita: una salita che si perde a vista d’occhio verso il centro citta’.

Mentre ero li’ che arrancavo, piu’ per il mio essere fuori forma che per la pendenza della strada, ho visto arrivare in direzione opposta un autobus. E mi son ritrovato a pensare alla spesa che il Comune deve sostenere per far muovere quel bestione arancio ed all’inquinamento che il potente motore diesel genera.

A quel punto la mia mente e’ partita per la tangente ed ha ricoperto la salita di pannelli fotovoltaici, un manto di lucido nero al posto dell’opaco asfalto. Chilometri e chilometri di pannelli che generano elettricita’, sormontati da auto pubbliche e camion del Comune ed autobus e corriere, tutte alimentate dalla corrente generata dal manto stradale.

Risparmio ed ecologia al servizio delle persone.

Ben presto il sogno si e’ dissolto, riportandomi alla realta’.

Peccato, era un bel sogno.

A TEXT POST

Spaghetti Revolution

Vedo l’Italia andare allo sfascio: il mercato del lavoro è uno dei peggiori dei paesi sviluppati, il debito pubblico è in costante aumento, le morti bianche non si contano, quelle sulle strade nemmeno, le nostre donne sono carne da macello, le nuove generazioni anche.

E nessuno fa niente.

Non dico i politici, che ho smesso di sperarci ormai da tempo, dico la gente comune, le persone, gli Italiani. Fanno la rivoluzione nei bar, discutendo animatamente davanti ad una tazzina di caffé. Ma se si tratta di scendere in piazza, di alzare la voce, di far valere i propri diritti, beh: “Io ho altro da fare!”.

Che poi, diciamocelo, l’importante è che non succeda nel nostro orticello. Poco importa se il figlio della vicina viene sottopagato e tenuto a progetto ormai da anni, poco importa se l’87% delle aziende italiane fa nero, poco importa se la nostra collega non avanza in carriera perché è a “rischio” maternità.

Not in my backyard, questa è la sola cosa che conta.

L’altro ieri guardavo il TG. Letteralmente guardavo, dal momento che avevo tolto l’audio.

All’improvviso sul teleschermo hanno iniziato a scorrere le immagini d’un gruppo di facinorosi che protestava e faceva casino davanti ad un immobile.

Forse ci siamo, ho pensato. 

Forse gli extracomunitari sono infine riusciti ad insegnarci l’indignazione, la rabbia, la voglia di alzare la voce e di protestare quando le cose non vanno.

Di menare le mani se necessario.

Forse c’è ancora speranza.

Ho alzato il volume.

Erano i tifosi della Roma davanti all’hotel dell’Inter.