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That’s life

La vita è così.

Un attimo prima sei alle stelle, vai al massimo, tutto si sta allineando secondo lo schema che avevi in mente, lo schema a cui stai lavorando da anni.

Due settimane fa era tutto perfetto.

Ora non sai che fare.

Non sai che fare della tua vita, del tuo futuro, del tuo destino.

La vita è così.

Ma mentre, impantanato nel fango, cerchi di liberarti, ti accorgi che intorno a te ci sono numerosi fiori, appena sbocciati.

Splendidi.

Ché la vita è così, ma è nei momenti bui, in cui tutto sembra andare a rotoli, che capisci cosa conta davvero, chi ti è vicino.

Chi ti vuole bene.

Che ti arriva un SMS dal tuo migliore amico in cui ti dice che spera che tutto si sistemi ma che, comunque vada, a Pavia non hai solo la tua famiglia, hai anche un fratello acquisito.

Aggiorni su facebbok il tuo stato sentimentale, che sei tornato single, ed amici lontani si attivano, ti scrivono mail, ti offrono un orecchio via Skype.

E tu leggi questi SMS, leggi quest’email e non puoi fare altro che commuoverti, che essere felice di tutto questo, perché realizzi che chi sta veramente male sono altri che son soli, emarginati, malati, non tu che hai un lavoro, una casa, una famiglia, degli amici.

Amici che son poco più delle dita d’una mano, ma che sono amici veri: ti aprono il loro cuore per uno sfogo, ti offrono il loro corpo per un abbraccio, ti ascoltano e ti capiscono.

E ti vogliono bene.

E così vai avanti, che la vita è anche questo, che hai perso l’amore, ma hai tanto bene intorno.

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Innamorarmi di te

Erano giorni che aspettavamo questo momento, il doverci separare. Cercavamo di non pensarci, di parlarne il meno possibile, quasi a voler fermare il tempo, con la stessa logica con cui, da bambino, resistevo alla tentazione di guardar scendere la neve perché ero certo che, se l’avessi fatto, avrebbe smesso di nevicare.

Nonostante i nostri infantili stratagemmi, il tempo è passato e stamane sei partita.

Fa strano pensare ai prossimi mesi da solo, dopo che in questi sei anni ne abbiamo passate di ogni, insieme. Fa ancor più strano pensare a dove ci rincontreremo: dall’altra parte dell’Oceano, a 12.000 chilometri da qui.

Tanti giorni ci separano, tante incombenze prima di poterci nuovamente abbracciare. Tu a far da apripista nella nostra nuova vita canadese: cercar casa, aprire un conto corrente, ottenere una carta di credito, sottoscrivere un contratto di telefonia mobile; io a concludere quel che siamo stati in questi anni: impacchettare le nostre cose, disdire il contratto d’affitto, le utenze, organizzare il viaggio, cagnolona al seguito, spedirti pacchi, vendere il possibile per fare cassa, automobile compresa.

Fa strano pensare che in autunno, al massimo in inverno, sarai il mio Cicerone nella scoperta della nuova città, del nuovo modo di vivere. Che già cambiare città è molto: l’abbiam provato sulla nostra pelle spostandoci da Milano a Cagliari, ma cambiare Stato, addirittura Continente, dev’essere da perderci la testa.

Ed io non vedo l’ora di perdere la testa per la nuova lingua, i modi di dire, le nuove usanze, i costumi, la diversa mentalità.

Non vedo l’ora di perdere la testa per te, d’innamorarmi di te.

Nuovamente.

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Amici silenziosi

Scrivere è bellissimo.

Ti siedi lì, alla scrivania, davanti al monitor che, silenzioso, ti guarda. Non sai ancora quel che scriverai, sai solo che se ti metti lì alla scrivania ed apri un qualunque editor di testo, prima ancora che te ne accorga le tua dita son già partite: veloci sulla tastiera.

Battono.

Come il tuo cuore.

Volano leggere sui tasti le tue dita e buttano fuori emozioni, sentimenti, paure, gioie. Dolori. Amore.

Ché troppo spesso incateni l’anima sul fondo dello stomaco, per non farla parlare.

Per non sentirla parlare.

Perché le tue emozioni non escano. Perché gli altri, deridendole, non le feriscano, ferendoti.

Ma quando sei lì, davanti ad una pagina bianca, le dita se ne fregano delle tue paure, se ne fregano dei tuoi complessi, se ne fregano di quel che potrebbe succedere.

Semplicemente battono.

Scrivere è bellissimo perché non sai cos’hai scritto finché non metti l’ultimo puntino. Solo allora ti fermi e riprendi in mano il tuo pezzo e lo leggi e lo rileggi.

E ti ritrovi a ridere, a piangere, ad emozionarti, perché ti sembra di stare davanti ad uno specchio, perché stai fissando la tua anima, fin dentro quelle pieghe d’ombra che non guardi mai, che hai paura ad affrontare, ad ammettere a te stesso, e che ormai son lì: nero su bianco. 

Scrivere è bellissimo perché ti permette di leggerti ed ogni parola ti butta in faccia la verità, quel che sei realmente.

Come farebbe un Amico.

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Autostima

Alcuni giorni fa siamo stati a casa di amici, anzi di Amici. Nel periodico giro parenti in quel di Pavia, abbiamo ovviamente approfittato per fare il giro amici ed ex-colleghi.

E cosi’, dicevo, alcuni giorni fa siamo stati invitati a cena dal mio migliore amico e Gentile Signora. Che gia’ che nonostante le rispettive convivenza/matrimonio sia ancora il mio migliore amico e’ una gran bella cosa e, credetemi, non e’ affatto scontato: che basta che uno dei due si metta con una stronza e l’amicizia e’ bell’e incrinata.

Per fortuna non e’ il caso di Fulvio (e neanche il mio!), che ha sposato una ragazza dolcissima, premurosa, affettuosa, sempre attenta alle esigenze delle persone che ha intorno, brava a cucinare, ‘nsomma una ragazza d’oro, da sposare! 

Siamo arrivati e nonostante fossero oltre 16 mesi che non ci vedevamo, siamo entrati nella loro casa e nella loro vita con una serenita’ ed una naturalezza che non capita spesso, ma che capita sempre con le persone che hai a cuore. E cosi’ siamo arrivati con le nostre quattro carabattole (che il bon ton insegna che bisogna sempre portare quattro carabattole quando t’invitano a cena) e ci siamo ritrovati immersi nella serenita’ della loro casa, nel calore della loro famiglia.

Ed e’ stato bellissimo.

Come bellissimo e’ il frutto della loro unione: un bimbo d’un anno e mezzo cui manca solo la parola! Bello, simpatico, socievole. Talmente simpatico e socievole che e’ piaciuto tantissimo anche alla mia compagna che i bambini non e’ che proprio proprio la facciano impazzire. 

E mentre eravamo li’ che parlavamo ed ascoltavamo il loro parere sui figli e sull’educazione, mentre eravamo li’ che digerivamo la pantagruelica cena, ecco mentre eravamo li’ a goderci la serata assistiamo al duetto di coccole vocali madre/figlio:

“Sei bravo?” chiede la mamma ed il bimbo annuisce sorridendo.

“Sei bello?” nuovo si’ con la testa.

“Sei monello?” ed il piccolo scuote la testa deciso, con un sorriso da furbo che lo mangeresti.

“Sei speciale?” ecco, qui il mio cuore ha avuto un tuffo. Si’ perche’ “sei speciale” e’ il complimento piu’ bello che avessi mai sentito. Racchiude un amore ed un sostegno incondizionato che possono portarlo lontano, davvero lontano. 

Che io quella coppia gia’ ci volevo bene, un bene dell’anima, ma adesso anche di piu’.

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Le orbite degli uomini

Siamo come i pianeti, ognuno di noi costretto nella sua orbita piu’ o meno regolare attorno al Sole. Attorno al suo Sole. Per alcuni la famiglia, per altri il lavoro, per altri ancora i soldi. A volte l’amore.

A volte.

E mentre ruotiamo attorno al nostro, personalissimo, Sole c’impegnamo per far funzionare le cose, arrabattandoci per far tornare i conti, per non dimenticare gli anniversari, per avanzare d’un misero gradino in carriera. Ruotando e ruotando attorno al nostro asse, giorno dopo giorno.

Ogni tanto la nostra orbita s’avvicina a quella d’un altro pianeta. Ci sfioriamo, ci guardiamo, c’influenziamo con le nostre masse inermi, col nostro bagaglio di satelliti. In alcuni momenti dell’anno le orbite son cosi’ vicine da dare l’illusione di toccarsi.

Ma e’ solo un attimo, un battito di ciglia; poi torniamo ad allontanarci, impegnati nel nostro vorticare.

Soli.

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Write or die #2: sta volta ho perso :)

E’ bello guardare fuori dalla finestra quando fuori tira forte il vento. Il mare, le nuvole, le foglie secche: tutto scorre nella giusta direzione.

Come se ci fosse una direzione giusta; non c’è mai una direzione giusta.

Eppure la cerchiamo sempre. Proviamo ad andare in una direzione, sbagliamo, ci voltiamo, riproviamo, ma la direzione non è mai quella giusta.

Nè quella sbagliata.

E’ soltanto una direzione. E non importa se altri la condividono con noi o l’avversano; non importa se ci criticano mentre procediamo testardi: è la nostra direzione.

Solo questo conta.

Il vento corre, portando con sè i nostri pensieri, le nostre paure, i nostri sogni. E noi proviamo a stargli dietro, lenti, affannati, a volte esausti. Mai domi. Dalla prima sbucciatura alle ginocchia all’ultima ferita del cuore: ci rialziamo. Ci rialziamo perché la vita prosegue, comunque vada.

Nella sua direzione.

Ed è bello restare alla finestra a guardare: i gabbiani che lottano con le correnti, i mulinelli di polvere e cartacce, le nuvole che s’inseguono e si superano. E noi tranquilli, al di qua del vetro.

Altrettanto bello è uscire, buttarsi nella mischia, lasciare che il vento ci entri dentro e mescoli i pensieri, le parole, i sogni. Lasciare che il nostro segnavento ruoti all’impazzata. E quando il vento sarà passato, quando avrà cessato di soffiare, il gallo segnerà una direzione. Nè giusta nè sbagliata, soltanto un’altra strada da percorrere.

Insieme a te.