Che se posto un culo me lo ribloggano fisso; se posto una qualche cazzata su Berlusconi pure. Idem se posto foto di gattini con gli occhiali o gif animate di cani attaccati alla gamba del padrone (meglio ancora della padrona).
Se posto una frase intelligente del sottoscritto* il nulla.
Che palle con sti gattini.
E che palle pure con sto Berlusconi.
Che palle ai culi no, quello non lo dirò mai!
*sì: a volte mi capita di dire qualcosa d’intelligente, ok?!?
Alcuni giorni fa stavo andando in ufficio. A dire il vero stavo tornando, dopo la pausa pranzo.
Per andare in ufficio percorro a piedi un breve tratto di strada, in leggera salita: una salita che si perde a vista d’occhio verso il centro citta’.
Mentre ero li’ che arrancavo, piu’ per il mio essere fuori forma che per la pendenza della strada, ho visto arrivare in direzione opposta un autobus. E mi son ritrovato a pensare alla spesa che il Comune deve sostenere per far muovere quel bestione arancio ed all’inquinamento che il potente motore diesel genera.
A quel punto la mia mente e’ partita per la tangente ed ha ricoperto la salita di pannelli fotovoltaici, un manto di lucido nero al posto dell’opaco asfalto. Chilometri e chilometri di pannelli che generano elettricita’, sormontati da auto pubbliche e camion del Comune ed autobus e corriere, tutte alimentate dalla corrente generata dal manto stradale.
Risparmio ed ecologia al servizio delle persone.
Ben presto il sogno si e’ dissolto, riportandomi alla realta’.
Peccato, era un bel sogno.
Tutto inizia da una mail.
Che non me l’ha nemmeno mandata una persona, me l’ha mandata un bot. Un bot di quelli bravi, non di quelli che vogliono dominare il mondo e trasformare gli uomini in batterie per la loro carica.
Forse nemmeno bravo, neutro per lo meno.
E’ una mail in cui mi s’informa che domani, 21 marzo, primo giorno di primavera, mettere in vendita su eBay e’ gratis.
L’aspettavo da qualche settimana ‘sta mail, che’ avevo li’ un paio di cose da vendere, da alleggerirmi ulteriormente nel nostro trasloco oltreoceano.
Cosi’, letto la mail, stamane mi son seduto al tavolo, ho aperto l’editor ed ho creato un paio di pagine web, per pubblicizzare la mercanzia.
Uno degl’item e’ un cofanetto di quattro volumi di Andrea Pazienza. Bello pesante nella sua guaina gialla. I due Zanardi, Pompeo e la Satira.
Credo che riusciro’ a venderlo il cofanetto.
Forse per questo ho preso in mano i quattro volumi e mi son messo a sfogliarli. Ad essere onesto, Pompeo non mi e’ mai piaciuto, forse non l’ho mai capito.
Son passato alla satira. Tavole irriverenti sull’allora Presidente del Consiglio, l’amico alto e grosso e pelato di quello attuale. E poi tavole sul Papa: graffianti, dirette, per palati forti. Ed ancora tavole dissacranti sull’allora Presidente della Repubblica e sull’immancabile Gobbo.
Nel vedere queste tavole m’e’ venuta una tristezza infinita.
Che la satira dovrebbe far ridere, ma vedere che, 40 anni dopo, la satira, quella satira, e’ scomparsa, defunta, censurata, ecco sono morto un po’ anch’io.
Perche’ senza la satira il Potere fa piu’ paura.
Milioni di fotogrammi di chiappe in bella mostra e di seni prossimi all’esplosione; di lustrine e paillettes; di sorrisi e laidi accordi in stanze da letto hanno sepolto la satira sotto quintali di spazzatura tossica.
Guardi il titolo del volume: “Satira 1978–1988” ed amaramente pensi che a guardare il panorama politico italiano sembra che i 40 anni trascorsi abbian preso la direzione opposta.
E’ tempo di partire.