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Ai miei tempi

L’altro giorno sono andato al bar, a fare colazione. Che non mi capita spesso di andare al bar a fare colazione, che a me per colazione piace il caffélatte coi cerali ed al bar mica li trovo.

Sono arrivato presto, per esser domenica: saran state le otto, otto e dieci. Tant’è che il barista mi fa:

“E tu, che ci fai qui così mattutino?”

Gli ho biascicato qualcosa che non ricordo, ricordo solo di avergli detto:

“Quella pasta lì ed un caffé”.

Sì perché ero solo l’altro giorno al bar, ché la mia compagna è dall’altra parte del mondo, a 12.000 chilometri di distanza, lei che la colazione al bar le piace un sacco farla, con la pasta alla crema ed il cappuccino chiaro.

Visto che ero solo ed era Ferragosto e non ci sarebbe stato il giornale, mi son portato al bar un fumetto. Che già la parola fumetto mi fa uscire dai gangheri. E’ una via di mezzo tra un diminutivo ed un vezzeggiativo, uno di quelli scemi, che le vecchie zie affibbiano ai nipotini appena nati.

Fumetto, quasi fosse roba di poco conto.

Tra un morso alla pasta ed un sorso di caffé, mi son messo lì col mio Dampyr numero 49: “La colonna infernale”, uscito dell’aprile 2004 (che con le milleMila cose da fare son rimasto un po’ indietro). L’ho aperto e subito son stato investito dall’odore della carta stampata, dell’inchiostro, un odore che non sentivo da tempo, anche perché il mio naso funziona parecchio male. Ma l’altro giorno ha funzionato, il mio naso, e mi ha fatto sentire quest’odore che mi ha riportato alla memoria un’infinità di piacevoli ricordi legati alle parole di carta.

E mentre i ricordi si susseguivano nella mia testa come un personale film muto, ho realizzato che è un odore che andrà perduto. Che per quanto cerchi di resistere, di fare il nostalgico della carta stampata, alla fine anch’io mi dovrò arrendere agli e-reader. I numerosi traslochi degli ultimi anni ed il prossimo in programma, con un Oceano di mezzo, mi hanno fatto realizzare che quando una libreria di 300 e passa volumi può stare tranquillamente in un dispositivo da mezzo chilo, beh c’è da essere scemi a non capirne il vantaggio.

Però, a meno che i Giapponesi non tirino fuori un e-reader con diffusore di odori: inchiostro su carta, inchiostro di rotocalco, carta ammuffita per gli anni in cantina, ecco dicevo a meno che i Giapponesi non mi tirino fuori un dispositivo odoroso, dovrò abituarmi a fare a meno delle sensazioni che l’odore della carta stampata mi ha, da sempre, regalato.

Ed è un peccato.

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