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Ciao zio Enea

Ieri sera è morto il fratello di mia mamma.

Aveva più di ottant’anni e ormai da tempo combatteva contro un tumore, subdola malattia che i vecchi delle mie parti non osano nemmeno nominare, la chiamano “al brut mal”, il male brutto. 

Era uno di quegli zii che gravitano intorno alla tua vita quando sei piccolo, quando le cerimonie sono vicine, pressanti: Comunione, Cresima, l’esame di 5ta elementare; e loro, i parenti, sono giovani e usano l’auto e si muovono e ti vengono a trovare e qualunque sia la cerimonia si finisce sempre nella stessa trattoria di paese, quella coi ravioli di brasato d’asino e montagne di patatine fritte.

Quelle vere.

Passano gli anni e le occasioni di vedersi sono sempre meno, sempre più rare, ché quaranta chilometri son tanti per una persona anziana e tu hai altro per la testa che andare a trovare tuo zio.

Poi inizi a lavorare e le occasioni di vedersi diventano inesistenti.

E quando te ne vai infine a vivere a Cagliari fai fatica a vedere i tuoi una volta l’anno, figuriamoci tuo zio. 

Però anche se non lo vedi per anni è sempre tuo zio e quando ti arriva la notizia della sua morte ecco, sì, un po’ ti rattristi e gli occhi ti si riempiono di lacrime. 

E ripensi all’ultima volta che l’hai visto, all’ospedale, dimagrito al punto da sparire nel pigiama, lui che è sempre stato bello robusto, soprattutto di girovita. La faccia però era la sua di sempre: sorridente e rotonda. 

Ricordo come fosse oggi quello che ci siamo detti dopo anni che non ci vedevamo:

“E così te ne vai in Canada?”

“Sì, zio”.

“Fai bene!”

  1. docpap posted this