Oggi ho letto il post di un amico, un pezzo in cui ad un certo punto si sofferma a riflettere sui posti che nessuno ha mai calpestato. Luoghi che non sono necessariamente nel bel mezzo dell’Amazzonia, o sperduti da qualche parte nel deserto del Sahara, posti che sono vicini a posti frequentatissimi, che so tipo Time Square; posti che pur essendo lì, vicini a posti frequentatissimi, nessuno li ha mai calpestati.
E’ una riflessione che a volte mi ritrovo a fare anch’io. Una riflessione che ha la sua origine in un fumetto letto parecchio tempo fa. E difatti il post dell’amico mi ha fatto fare un salto indietro di 20 anni, alla mia adolescenza, a quando la mia giovane mente, avida di paranormale, attendeva con trepidazione il giorno del mese in cui usciva in edicola Dylan Dog.
C’era un episodio dal titolo Golconda in cui si parlava proprio di quei posti lì, quelli che nessuno ha mai calpestato, che possono essere addirittura dentro casa, in un angolino dietro un armadio che né piede né scopa ha mai raggiunto o toccato. In Golconda si parlava proprio di uno di quei posti lì, che ci son due innamorati che si appartano in un bosco per coccolarsi ed inavvertitamente ne calpestano uno di quei posti lì che nessuno ha mai calpestato.
Il loro involontario gesto apre una porta dimensionale verso un universo parallelo, un inferno da cui sbucano una serie di esseri magrittiani, surreali, tra i quali un occhio gigante, un occhio gigante che, dopo aver fatto a pezzi la giovane coppia, prende il loro tandem e se ne va a spasso indisturbato per le vie di Londra.
Il ladro!