I social network mi seppelliranno

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March 2010

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Strani sogni

L’altro ieri ho fatto un sogno. Di quelli strani.

Non proprio un incubo, però, quasi.

Ero in cantina. Che in questa cantina, come in tutte le cantine, ci si accedeva da una scala. Nella mia posizione la scala era proprio di fronte a me, così che se qualcuno scendeva lo vedevo subito: prima i piedi, poi le gambe ed infine il mio visitatore intero.

Ai piedi delle scale si apriva quest’enorme stanza, una sorta di seminterrato col pavimento in terra battuta. Per tutto il perimetro si aprivano spazi che conducevano alle cantine vere e proprie. 

Al centro un tavolaccio da lavoro. 

E, nel mio sogno, ero effettivamente al lavoro. Stavo riparando o semplicemente pulendo un’automobilina radiocomandata. Di quelle col motore a scoppio, di quelle che filano ad oltre 80 all’ora col pistoncino in grado di raggiungere i 45.000 giri. 

Urlando.

Ecco io ero lì che lavoravo, quando vedo scendere dalle scale due ciabatte blu cobalto. Pelose sul collo del piede. Due ciabatte civettuole, da ragazzina-quasi-donna. Un altro paio di gradini ed ecco spuntare due tronchetti secchi, nervosi, da adolescente informe.

Guardo le ciabatte scendere, lentamente.

Poi sposto lo sguardo alla mia destra, nell’angolo esattamente dietro le scale. 

C’è uno dei tanti budelli che portano alle cantine. 

Questo porta ad uno spazio angusto che fa da anticamera per cinque cantine: una di fronte all’apertura, le altre quattro disposte in ordine, due a destra, due a sinistra. 

Sulle porte di legno c’è lo spazio per il nome dei proprietari. 

Leggo.

Le cinque targhe impolverate riportano la stesa dicitura: “IL MALE”. 

Tutto maiuscolo.

Su due di esse la parola è sbarrata, quasi che qualcuno, così facendo, avesse cercato di eliminarlo, IL MALE.

Le pantofole scendono.

La pesante porta, perché c’è una porta a chiudere ogni antro, inizia a ruotare sui cardini, acquistando velocità.

Da sola.

Faccio due passi in quella direzione, col cuore in gola.

La spalanco gridando qualcosa del tipo: “Non mi avrete grazie al mio Dio”.

Urlo a squarciagola e l’aria che esce dalla mia bocca è talmente rovente che vedo le porte distorte, tremolanti nell’aria calda.

Faccio un passo indietro.

Il cuore a mille.

Mi sveglio.

Strano sono per un ateo.

Mar 23, 2010
#Sogni #religione #paura #sveglia
Viaggio nel tempo

Tutto inizia da una mail.

Che non me l’ha nemmeno mandata una persona, me l’ha mandata un bot. Un bot di quelli bravi, non di quelli che vogliono dominare il mondo e trasformare gli uomini in batterie per la loro carica. 
Forse nemmeno bravo, neutro per lo meno. 
E’ una mail in cui mi s’informa che domani, 21 marzo, primo giorno di primavera, mettere in vendita su eBay e’ gratis.

L’aspettavo da qualche settimana ‘sta mail, che’ avevo li’ un paio di cose da vendere, da alleggerirmi ulteriormente nel nostro trasloco oltreoceano.
Cosi’, letto la mail, stamane mi son seduto al tavolo, ho aperto l’editor ed ho creato un paio di pagine web, per pubblicizzare la mercanzia. 

Uno degl’item e’ un cofanetto di quattro volumi di Andrea Pazienza. Bello pesante nella sua guaina gialla. I due Zanardi, Pompeo e la Satira. 

Credo che riusciro’ a venderlo il cofanetto. 

Forse per questo ho preso in mano i quattro volumi e mi son messo a sfogliarli. Ad essere onesto, Pompeo non mi e’ mai piaciuto, forse non l’ho mai capito. 

Son passato alla satira. Tavole irriverenti sull’allora Presidente del Consiglio, l’amico alto e grosso e pelato di quello attuale. E poi tavole sul Papa: graffianti, dirette, per palati forti. Ed ancora tavole dissacranti sull’allora Presidente della Repubblica e sull’immancabile Gobbo.

Nel vedere queste tavole m’e’ venuta una tristezza infinita. 

Che la satira dovrebbe far ridere, ma vedere che, 40 anni dopo, la satira, quella satira, e’ scomparsa, defunta, censurata, ecco sono morto un po’ anch’io.

Perche’ senza la satira il Potere fa piu’ paura.

Milioni di fotogrammi di chiappe in bella mostra e di seni prossimi all’esplosione; di lustrine e paillettes; di sorrisi e laidi accordi in stanze da letto hanno sepolto la satira sotto quintali di spazzatura tossica. 

Guardi il titolo del volume: “Satira 1978–1988” ed amaramente pensi che a guardare il panorama politico italiano sembra che i 40 anni trascorsi abbian preso la direzione opposta.

E’ tempo di partire.

Mar 20, 20102 notes
#tristezza #italietta #satira #Politica
Big family

In una famiglia tutti collaborano per il benessere comune. Tutti condividono la conoscenza, mettendola a disposizione degli altri. Tutti tengono a freno i loro istinti primordiali, soprattutto il loro egoismo, in funzione d’un bene più grande, maggiore.

Comune.

Ed il risultato è un benessere, una serenità, una felicità che vanno ben oltre la semplice somma dei singoli, egoistici, miseri interessi. 

Se tutto questo funziona in una famiglia, se tutto questo funziona nella nostra famiglia, se tutto questo è logico e perfetto e funzionale e lo vediamo nella vita di tutti i giorni, perché dovrebbe essere diversamente in uno Stato?

Mar 18, 2010
#famiglia #riflessioni semi-serie #dubbi #vita #Sogni #prospettive #confronto
“Avete presente le rituali valutazioni e polemiche dopo le catastrofi italiane? Edilizia selvaggia, mancati controlli, spregio delle valutazioni geologiche, eccetera. Bene: in Cile, invece, dopo il terremoto ci si congratula per quanto una regolamentazione attenta abbia limitato i danni e i morti. Ricordiamocelo, d’ora in poi, quando vorremo usare da noi l’espressione “una situazione cilena”. Ce la sognamo, una situazione cilena.” —Una volta “cileno” si usava in senso negativo | Wittgenstein (via phonkmeister)
Mar 1, 201040 notes
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