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December 2009

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Che il Nuovo Anno

Che poi, io, sta cosa del Buon Anno fatico a capirla.

Pensiamoci bene: qual’e’ l’augurio che va per la maggiore negli ultimi giorni dell’anno? Che l’anno nuovo sia migliore di quello passato. Cosi’, a prima vista, niente di male: stiamo augurando buone cose e/o felicitazioni a familiari, amici, colleghi, conoscenti e complimenti per la trasmissione.

Pero’ se mi augurano che il Nuovo Anno sia migliore del precedente vuol dire che il 2009 e’ stato ‘na chiavica.

Vado a ritroso con la memoria a 12 mesi fa: “Che il 2009 sia migliore dell’anno appena passato!”; quindi il 2009 non e’ stato migliore del 2008. E se il 2010 non e’ stato migliore del 2009 e quest’ultimo non e’ stato migliore del 2008 ne deduco che il 2010 e’ stato molto peggio del 2008.

Eccetera eccetera eccetera sino ad arrivare all’anno della nostra nascita.

Ecco, siamo alla fine del 1973 e tutti mi blaterano frasi senza senso che, col senno di poi, riconosco come auguri per il Nuovo Anno: “Che il 1974 sia migliore dell’anno appena passato!”.

Mi state seguendo? Spero di si’ perche’, con tutta la buona volonta’ e con la mia (eccessiva) razionalita’, io stesso arranco.

Dicevo: se nel tempo gli auguri si sono susseguiti tutti uguali, ovvero augurandomi/ci che l’anno in arrivo fosse migliore del precedente, si arriva a due uniche e possibili soluzioni:

a) gli anni passati sono stati tutti uguali, cioe’ nessun Nuovo Anno e’ stato meglio del precedente ma, per lo meno, non e’ stato nemmeno peggio: la solita merda costante nel tempo, per intenderci;

b) l’Anno Nuovo e’ stato peggiore del passato che, essendo a sua volta peggiore/uguale del precedente, mi porta a realizzare che il migliore anno della mia vita e’ stato il 1973.

E se fosse davvero cosi’? Cioe’ se gli anni futuri fossero noiosamente uguali o, peggio, se gli anni migliori della nostra vita fossero gia’ belli che passati? Se, nonostante i nostri buoni propositi, i fioretti, gli sforzi, gli anni a seguire andassero deteriorandosi, sino all’ultimo dei nostri giorni?

Ammettiamolo: potrebbe anche essere.

Che la risposta definitiva sia la a) o la b), ritengo che Dania abbia ragione da vendere: “non ci resta che fottercene del tempo che passa e vivere per il solo piacere di farlo”.

E che il 2010 sia migliore dell’anno appena passato.

Dec 31, 2009
#banalità #capodanno #auguri #Sogni #riflessioni semi-serie
Un banalissimo Buon Anno

Ce l’avevo.
Era li’, lampante, chiedeva solo d’esser scritto.
Era nato da qualcos’altro di sicuro, forse dal pezzo di Zio Bonino sul suo volo verso la nuvolosa Firenze.
Bello, intelligente, brillante, era il pezzo che avrei messo proprio volentieri qui, nel mio Tumblr.

Ed e’ sparito.

Forse era un pezzo su come, in certe aziende, sia pericoloso farsi vedere appassionati del proprio lavoro; forse era un pezzo sulle vacanze nei periodi piu’ incasinati dell’anno; forse era un pezzo sul Capodanno.

SarCazzo.

Resta il fatto che non me lo ricordo. Piu’ ci penso piu’ mi sfugge, piu’ mi sfugge piu’ m’arrabbio, piu’ m’arrabbio piu’ non mi viene in mente.

E allora mi sono detto: l’unico modo per uscire dall’impasse e’ scrivere qualcosa, buttare giu’ un pezzo.

Non sara’ il pezzo brillante e pungente che avevo in mente, ma sara’ pur sempre un pezzo, un mattoncino posato per la cattedrale, oddio, cattedrale, diciamo la chiesa di campagna delle mie doti scrittorie.

Fondamentalmente non dira’ niente. Non illuminera’ nessuno; non rendera piu’ intelligente ne’ il sottoscritto ne’ il lettore; non mi portera’ gloria ne’ tanto meno denaro. Spero solo che tenga un po’ di compagnia a chi avra’ il tempo di leggerlo.

Eccolo: buon 2010 a tutti!

Dec 31, 20091 note
#capodanno #auguri #banalità
Dec 30, 200932 notes
Pizza

Sta sera pizza.

Che detto cosi’ sembra un menu’ come un altro.

E invece dietro una frase cosi’ c’e’ un intero mondo. Perche’ pizza a casa nostra ha sempre un altro significato: a volte e’ festeggiamento, a volte e’ tirarsi su il morale, a volte e’ intimita’, altre volte e’ semplicemente la totale assenza di voglia di cucinare.

Raramente e’ solo fame.

Pizza e’ serate di champions league in attesa del fischio d’inizio, pizza e’ nottata sprecata al bar e conclusa alle due di notte sul cofano di un’auto in sosta, pizza e’ placare i morsi della fame dopo aver soddisfatto quelli del corpo.

Pizza e’ casa.

Se poi passiamo alla farcitura il discorso diventa uno sliding doors culinario: pizza al prosciutto cotto? Voglia di sostanza. Pizza alle acciughe? Voglia di (tanta) coca cola. Pizza panna e crudo? Voglia di delicatezza, forse di coccole. Pizza funghi e gorgonzola? Voglia di neve e caminetto.

Scelta diversa, diversa serata.

Quando penso al nostro futuro, al grande passo che stiamo per compiere, spesso mi ritrovo a pensare a come sara’ vivere senza pizza, senza quella buona intendo.

Cheese burger, sushi, tacos e fajitas, noodles, si’, ok, ma per cosa? Voglia di carne? Anemia? Voglia di cenetta sfiziosa e salutare? O di tanto tantissimo peperoncino per curarsi dal mal di gola.

Quando diverra’ voglia di casa?

Dec 29, 20091 note
Natale 2009

“Queste le mettiamo qui” ricordo che mi disse Paola lo scorso Natale.
“Cosa sono?”
“Le decorazioni che usiamo piu’ spesso, le nostre preferite. Le mettiamo qui cosi’ son piu’ facili da trovare”.

Inutile dirvi com’e’ andata a finire: il “qui” non ci ricordiamo piu’ qual’e’ ed il Natale e’ arrivato e passato senza le decorazioni. Niente albero, niente presepe, niente addobbi alle finestre, niente luci da esterni sulla siepe.

Niente regali.

Gia’, quest’anno neanche i regali. Non per la crisi, semplicemente perche’ stiamo risparmiando ogni centesimo per il sogno d’una nuova vita. Oltreoceano.

Nonostante tutto il Natale e’ arrivato.
Anche se non l’abbiamo passato dai miei a farci coccolare; anche se la vigilia la suocera ha deciso di sfogare le sue frustrazioni sulla figlia: Natale e’ arrivato lo stesso.

Ed e’ stato un giorno splendido. A casa di amici, per pranzo. Amici veri, sinceri, ospitali, gentili. Aperti al confronto e capaci d’ascoltare. 
Tutti attorno al tavolo: noi due e loro cinque. Stretti stretti perche’ il tavolo e’ piccolo. Perche’ servirebbe un tavolo allungabile e siccome il padrone di casa e’ falegname… beh sapete come si dice del ciabattino, no?
Il tavolo ricoperto di cose genuine: porcini sott’olio, zuppa cuata, agnello al forno. Tutto rigorosamente raccolto od allevato, nulla d’acquistato. Nemmeno il dolce: regalo del centro trasfusionale al sottoscritto donatore. 
Le chiacchiere si sono protratte per ore ed il pranzo e diventato merenda e poi cena. E poi dopocena.

Ce ne siamo andati ch’era mezzanotte passata, passato il Natale.

Felici d’aver coltivato un altro po’ d’amicizia.
Felici d’essere amici nonostante la distanza.
Felici di non aver passato il Natale da soli.

Felici perche’ se cambiando citta’ siamo sempre circondati da persone di cuore vorra’ pur dire qualcosa.

Dec 28, 20092 notes
#amici #amicizia #natale #regali #famiglia
Passioni

E strano come gli opposti s’attraggano. Banale quanto volete, eppure e’ cosi’.

No, non sto parlando dell’amore o, meglio, non sto parlando dell’amore per una persona. Sto parlando dell’amore per quello che ci piace fare, per le nostre passioni, i nostri hobby.

Analizziamole le nostre passioni. Innanzitutto quali sono? Ci vorrebbe un metro di paragone: cosa distingue il semplice passatempo dalla passione. Tante, moltissime sfaccettature, ma una facilmente misurabile: il tempo. Il tempo che passa e non ce ne accorgiamo. Che ci mettiamo li’ a costruire il nostro galeone come Dylan Dog o che ci mettiamo in sella ad una bicicletta per macinare chilometri e non ci accorgiamo delle lancette che corrono.

Sembra un attimo prima che hai iniziato a pigiare sui tasti e un attimo dopo e’ gia’ ora di cena o di andare a letto. Sono passate le ore e non te ne sei accorto.

E secondo me stavi sorridendo.

Ecco io ne ho un paio di queste passioni. Per entrambe si pigia sui tasti, ma il risultato e’ molto diverso.

La prima e’ la scrittura. In ogni sua forma: dal manuale tecnico, al post scazzato, dall’opinione sulla notizia del giorno al racconto sado-maso. Mi piace troppo scrivere, vedere le parole che si formano da sole, corrono sul monitor, s’inseguono, prendono vita. Cadono e si rialzano ed alla fine sono tutte li’, splendida collana di perline tenute insieme dagli spazi e dalla punteggiatura.

Ad eccezione del flauto alle medie, non ho mai suonato altri strumenti: musicalmente parlando sono negato. Eppure la magia delle parole la vedo identica a quella della musica. Sette note sette, ventun lettere ventuno. Si parte dalle stesse basi e s’arriva dovunque, seguendo sempre strade diverse, sempre diversamente belle. Do re mi fa od a b c d: le stesse perline per collane mai uguali.

Poi c’e’ l’altra mia grande passione: sviluppare per il web. Scrivere una riga di codice, correggere un baco, refreshare la pagina e vedere il browser che si piega al tuo volere: altra sensazione bellissima.

Eppur cosi’ diversa dalla precedente. Infinite righe di codice a sottostare alle ferree regole del linguaggio e poi, quasi per ribellione, righe e righe di parole che nascono dall’infinito caos che ho dentro.

Ma forse anche loro, disponendosi docili sinistra a destra, m’aiutano a mettere ordine, a restare in contatto col mondo. A ricordarmi di mangiare, di dormire, di sognare.

A ricordarmi d’amare.

A ricordarmi di buttare un occhio all’orologio perche’ anche stavolta i minuti sono volati.

Dec 18, 20091 note
#passioni #scrivere #web design #sviluppo web #tempo
Aspettando Gesù Bambino

Adoro il Natale.

Son passati 36 anni dal mio primo Natale, eppure la magia di quel giorno lì, quello con il brodo di cappone ed i ravioli fatti in casa, ecco io quel giorno lì lo amo come fosse la prima volta.

Se mi concentro bene bene ricordo ancora i regali più belli: la jeep del Big Jim, col suo verricello ed il faro sul cofano che funzionava davvero. Che poi io il Big Jim non l’ho mai avuto, e così la jeep la guidava la Skipper.

Ed il Subbuteo? Vogliamo parlare del Subbuteo? Desiderato per mesi e per mesi rimbalzato dai miei con discorsi seri seri:
“Amore costa troppo, non abbiamo tutti quei soldi”.
Ed io che da bravo bambino giudizioso, anche se avevo nove anni, capivo perfettamente la fatica dei miei, ogni giorno a rompersi la schiena per garantirci una vita migliore. E così sarà stato settembre o giù di lì ed al Subbuteo c’ho messo una pietra sopra.
Arriva Natale, scarto un pacchetto, e non ci trovo dentro la scatola verde con le due squadre classiche ed il panno verde e le porte e i due palloni da principianti?
Il cuore mi stava per esplodere dalla gioia.

Adoro il Natale.

I regali tenuti nel bagagliaio del 127 e mio padre che scendeva, di notte, per andarli a prendere e metterli sotto l’albero.

Ed io e mia sorella, quella stronza che mi ha svelato che Gesu’ Bambino non esiste, dicevo io e mia sorella che cercavamo di stare svegli per vedere come entrava il Bambino, da dove passava, visto che abitando in appartamento non avevamo il camino.
Alle dieci e mezza stavamo già russando.

La curiosità che ti butta giù alle sette di mattina, che i tuoi vorrebbero dormire ma tu gli piombi nel lettone un minuto dopo, saltando e gridando “E’ Natale, è Natale!” perché prima scarti prima s’inizia a giocare.
E li butti giù dal letto e non gli fai nemmeno prendere il caffè che bisogna aprire i regali.

I pacchetti sotto l’albero, quasi tutti giochi. Spesso giochi di società, che non ci giocherai mai perché sì, ok, siete in due ma tua sorella è più grande ed ha in mente i maschietti e l’abbonamento a Cioè, non di certo “Il Grande gioco di Marco Polo”.
Ma adesso son lì, appena aperti, e ti parlano di pomeriggi in famiglia, di cioccolata e biscotti, d’interminabili partite in cui provi a barare, perché vuoi sempre vincere.

E poi diventi adolescente ed infine adulto, ma il Natale ce l’hai sempre nel cuore.

Ogni anno speri nella neve che magari potresti andar giù a fare “a baloccate”, col fortino le munizioni accatastate e tutto il resto.

E ci sono i regali sotto l’albero. E sai perfettamente che saranno calze di lana e maglioni ed una cintura di pelle. Eppure in cuor tuo ci speri sempre e li scarti pensando:

“Magari è un giocattolo”.

Dec 15, 2009
#giocattoli, #Natale #Gesù Bambino #regali #famiglia
La mia banca e' diversa

Che poi io sogno molto. Saranno i pensieri, saranno le preoccupazioni, sara’ la cena pesante: fatto sta che sogno spesso.

Tipo ieri sera ho sognato che gia’ vivevo all’estero ed ero andato in banca per incassare l’assegno del mio primo lavoro. Un giorno di lavoro, un assegno. Non molto economica come cosa ma tant’e’.
E poi che volete: un sogno logico?

Ecco, dicevo, sono li’ che aspetto il mio turno in questa banca pakistana: usciere pakistano, direttore pakistano, clienti di colore.
A parte il sottoscritto.
Ho il mio bel numerino in mano: 95. Mi ricordo di aver pensato: “Avrei preferito il 42”.
Brutta cosa la lettura.
Chiamano quello davanti a me: 73.
Minchia piu’ di 20 persone davanti!
Pazientiamo, li’ in piedi, in mezzo a sta sala disadorna che se fuori non ci fosse scritto stato Bank l’avrei presa per una macelleria.
Sento dei movimenti dietro di me. Giro il collo per guardarmi alle spalle. Il direttore avanza deciso parlottando all’orecchio d’un giovane africano.
Sento che gli dice: “Tranquillo, adesso faccio chiamare il tuo turno”.
E che cazzo: “l’Amico di” anche qui, dall’altra parte del mondo?
“Adesso ti chiamano, vedrai”.
“95!”
Il direttore guarda l’amico, l’amico guarda il direttore.
Io guardo il mio numerino.
“Eccomi!” esclamo a voce alta, incamminandomi soddisfatto.

Mi siedo.
Ecco gia’ che per incassare un assegno di cinquanta dollari ti fanno sedere uno si sente importante.
Anche se nel retro d’una macelleria.
Saluto l’impiegato che si presenta come “Jon Doe”.  Ma senza acca.
Che io gliel’ho anche chiesto: “L’acca prima a dopo la o”.
“Da nessuna parte: Jon senza acca”.
Mi appunto il suo nume su un foglietto volante, quindi mi metto a cercare l’assegno.
Trovo la busta del datore di lavoro, i documenti, gli adesivi dell’azienda (perche’ gli americani di marketing ne sanno, anche nei sogni!), ma niente assegno.
Panico.
Jon Doe mi guarda, tranquillo. Sicuro che qualunque cosa accada si risolvera’ per il meglio.
Non ha mai vissuto in Italia.
Continuo a cercare, spostandomi in disparte per lasciare il posto ad un altro cliente.
Finalmente la rivelazione: l’assegno e’ nel portafoglio. Il portafoglio e’ nel giaccone appeso all’entata. Faccio un gesto all’impiegato e mi alzo, procedendo spedito verso l’obiettivo.

Recuperato l’assegno torno allo sportello che e’ di nuovo il mio turno.
“L’ho trovato” gli dico sorridente.
“Perfetto!” mi risponde lui in un italiano con lieve accento bergamasco.
Lo guardo.
Mi guarda.
Sorride di nuovo: “Sono nato a Dalmine. Ci ho vissuto fino a al 2002, poi mi sono trasferito qui”.
Resto senza parole.
Vedendo il mio stupore Jon sorride nuovamente, riporta l’attenzione alle carte che ha davanti, le sigla e le mette da parte.
Apre la cassa ed inizia a contare: 20, 40, 50. Li conta, li riconta, poi me li allunga. Li prendo.
Quindi gli passo un foglietto scarabocchiato: “E’ un mio racconto” gli spiego. Gradisce e m’assicura che lo leggera’ in giornata.
Roba strana i sogni.

La scena cambia e me lo ritrovo alla vetrata dell’edificio che guarda fuori. Si gira verso di me: “A Bergamo riparavo televisori ed ora, beh: sono un socialista. Si’, le cose qui funzionano”.
A quelle parole mi alzo, gli vado incontro, l’abbraccio: ho le lacrime agli occhi.
Torna a guardare fuori:
“Piove sempre”.

Dec 11, 20091 note
#Sogni #Canada #banche #soldi
“Mettiamola cosi’: l’Italia nasce strappando territori allo stato pontificio. Nasce in aperta polemica col Papa stesso, e solo con un espediente che compro’ l’inazione dei francesi fu possibile togliere il regno al Papa. L’intenzione di creare uno stato laico era cosi’ forte che in risposta lo stato del vaticano vieto’ per lungo tempo ai cattolici di impegnarsi in politica. Ed erano evidenti gli scopi progressisti del risorgimento: suffragio universale , istruzione obbligatoria, eccetera. Anche queste in opposizione al vaticano, che non voleva la repubblica e vedeva l’istruzione obbligatoria come una minaccia al dominio delle scuole ecclesiastiche (private e per i ricchi). Persino sotto il fascismo, l’intento modernizzatore rimase presente, e si continuo’ con le bonifiche, con l’alfabetizzazione, con la costruzione di infrastrutture. Il concordato mise a tacere il Papa, e i cattolici furono messi a tacere con le buone o con le cattive. Ora, se nella genesi di questa “medioevale” repubblica italiana erano chiari i principi del progressismo e dei laicismo, quando e’ successo che dalla finestra siano rientrate le idee opposte? E da dove venivano? Lo stato italiano nasce costruendo un sistema scolastico che piano piano garantisse l’istruzione universale. E ripeto: LO STATO costruiva le scuole. Lo STATO. E lo faceva CONTRO le scuole private elitarie e timocratiche. Idea che invece amava il Papa. LA costruzione del sistema scolastico STATALE italiano e’ un’impresa che e’ durata quasi un secolo, prima di avvicinarsi davvero alla scomparsa dell’analfabetismo. E ripeto: a far sparire l’analfabetismo in Italia sono state le scuole DELLO STATO. Costruite dallo stato con un intento assolutamente progressista. L’idea delle scuole private per i ricchi era stata emarginata, rinnegata, riservata a gente che poteva pagare le tasse (per la scuola pubblica) E le rette private. Una piccola cricca di ricconi.” —WOLFSTEP » Ateismi politici. (via novepeppe)
Dec 11, 20093 notes
Dec 2, 2009212 notes
Dec 1, 2009118 notes
Scelte

Che bisogna stare attenti nello scegliere la sveglia sull’iCoso. Che sembra una scelta facile, di quelle che non possono fare danni. Uno sfoglia la sua libreria musicale e pensa: “Ma si’, Analyze” puo’ andare. Ti corichi, ti giri, ti rigiri, ti addormenti.

Poi la mattina inizia la musica e Dolores ti canta: “Close your eyes, close your eyes…”.

E tu l’ascolti.

Dec 1, 2009
#musica #sveglia #iPhone #Cramberries #Analyze #dormire
Dec 1, 200931 notes
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