Bella sta cosa che devi scrivere duecentocinquanta parole in dieci minuti (o 1000 in 1 ora o quel cazzo che volete!) che se no muori. Che poi non è che muori davvero, muori solo nel web, che però visto che il web è 2.0 e sta andando verso il 3.0 metti che poi diventa che quello che fai sul web influenza quello che fai nella vita reale. E così se muori di là del monitor poi muori anche di qua. Ed io, non so voi, tutta sta voglia di morire non ce l’ho, che ancora devo fare un sacco di cose tipo lanciarmi col paracadute, portarmi a letto una nera, guidare una muscle car, pubblicare il mio primo romanzo e via di questo passo.
E visto che non sono superstizioso ma non si sa mai, molto meglio muovermi a scrivere tutte ‘ste parole che se no poi muoio. Sì, ok, ho capito: nel web, ma per quanto scritto sopra mica ne sono poi così sicuro.
Che per di più fossi un gatto, male che vada sprecherei una della mie sette vite. Ma siccome sono (più o meno) uomo, direi che è il caso di andare avanti e scrivere. Così, senza rileggere che credo sia il modo giusto di fare le cose, quelle che ci appassionano, per lo meno. Cioè non è che puoi sposare la prima che capita (o forse sì), non è che puoi licenziarti quando ti passa per la testa (anche se dovrei farlo). Però però, dicevo, nelle cose come lo sport, l’arte, l’amore mica puoi stare sempre lì a pensare! Pensa pensa pensa e i minuti passano, e la tua vita pure e poi in quattro e quattr’otto ti ritrovi morto.
Ma per davvero.